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La gara riparte a 30 anni. Sono i master i nuovi re del mondo sportivo


Calling All Swimmers (foto fitandabel.com)

Gli atleti sono in maggioranza adulti. La sicurezza economica favorisce il ritorno alle competizioni di chi era stato atleta da ragazzino e aveva smesso per dedicarsi allo studio. Quella amatoriale è una categoria fondamentale: nutre il mercato tecnico, ispira le generazioni più giovani. Insegue il passato o, se non altro, un podio nella propria categoria.

Chiamateli master, veterani, amatori, over, senior o come vi pare. Loro continueranno comunque a sentirsi atleti, agonisti, campioni.
La vita (sportiva) del non professionisti comincia a trent’anni. Attorno a quell’età, quando si presume che si cominci ad avere (sic!) un lavoro, si risveglia il mai sopito desiderio di gareggiare, di giocare, di partecipare a competizioni ufficiali.

E’ il ritorno dei baby atleti, di chi aveva smesso tra i 16 e vent’anni, immolando l’agonismo sull’altare di divertimenti più semplici, meno costrittivi, meno isolati. A 16 anni essere l’unico della classe che il sabato sera non esce perché l’indomani ha una gara non è facile da digerire.
A quella stessa età ci sono altri richiami. Chi ha la personalità per infischiarsene di quella diversità rispetto alle abitudini degli amici, chi ha la caparbietà per mettere al primo posto non solotanto il risultato sportivo di quel weekend, ma addirittura il progetto di una carriera da professionista, resiste.
Almeno fino a quando riesce a far conciliare l’esigenza di studiare (troppo spesso contrapposta allo sport secondo il modello italiano, ben diverso da quello anglosassone) o lavorare con quella di allenarsi.

Ma anche chi smette, cova nel suo cuore e neu suoi muscoli, la voglia repressa di riprovarci. E, rimesso ordine nella propria vita, si ripresenta al via. Ed è un atleta nuovo.

«Se avessi avuto quando ero ragazzo la “testa” che ho adesso, se avessi adesso le bambe e il cuore che avevo allora…», sì sente spesso dire da questi agonisti alla seconda occasione. Nulla di più vero. Chi ha testa da ragazzino e fisico da adulto è negato per lo sport, chi ha la testa adulta e fisico giovane diventa campione. Semplice.

Eppure la figura delon master, del cacciatore del podio di categoria, è fondamentale. Alimenta il mercato, riservando le sue acquisite disponibilità economiche su nuovi “giocattoli” (le scarpette di Messi, il costume di Phelps, la bici di basso, la racchetta di Nadal); ispira i figli, proiettando in casa l’immagine dell’agonismo, dello sport attivo; tiene in vita le Federazioni, tamponando, dove esiste, la crisi dei tesserati.

Articolo di Carlo Alberto Mellis pubblicato su L’UNIONE SARDA .it

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